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| www.tobiassammet.com |
| Il terzo capitolo del progetto Avantasia sancisce la rottura dalla Metal Opera intraprendendo una direzione sfacciatamente rock (svolta predetta peraltro dal nuovo corso in casa Edguy): ed ecco a dar man forte al vocalist teutonico nomi del calibro di Eric Singer (KISS) alla batteria e Alice Cooper tra le voci (gli altri guest sono comunque notevoli, in primis Jørn Lande e Amanda Sommerville). Tra ballad romantiche, cavalcate anthemiche e reminiscenze power, l’album si rivela palesemente ruffiano, ma ricco di hook a cui è arduo sottrarsi. |
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1986, Warner Bros.
Bloomington, Indiana, USA 
Produttore: Ted Templeman
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| www.davidleeroth.com |
| Dopo aver abbandonato i Van Halen il camaleontico vocalist dell’Indiana riesce a surclassare la propria ex-band sfornando una pietra miliare accompagnato da un super gruppo: Steve Vai, Billy Sheehan, Gregg Bissonette, oltre al produttore dei Van Halen stessi. I dialoghi tra l’ugola di Diamond Dave e la chitarra di Vai sono da annali della musica, le cavalcate (”Shyboy” su tutte) serviranno da plot per la futura all-star-band di Sheehan, i Mr. Big. Non è tutto: il pazzo DLR si trova a suo agio anche nei pezzi espressamente Swing e Blues. Da urlo. Woah! |
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2006, Locomotive
San Diego, California, USA 
Produttore: Jeff Pilson (ex Dio)
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| www.myspace.com/benedictum |
| Uno scintillante debutto, esaltato da una strabordante e corposa Veronica Freeman che con la sua sorprendente voce dona la marcia in più ad una band sanguigna. Le sei corde di Pete Wells eruttano riff a ripetizione per creare un ritmo incalzante, riportandoci ai fasti di Priest e Sabbath, anche grazie a due cover. Sarà che un Dio veglia e controlla, ma il disco è ricco di adrenalina che scorre a 200 bar nelle vene; i Benedictum si lanciano nella mischia con risolutezza, pur pescando a piene mani dal glorioso passato dell’Heavy. |
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2002, Sanctuary
Londra, Inghilterra 
Produttore: Motörhead, T. Panunzio, C. Reed, Lemmy
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| www.myspace.com/motorhead |
| Hammered, potente e trascinante, segue gli stilemi classici di Lemmy e compagni, quindi non delude. Canzoni come “Walk a Crooked Mile” e “Down the Line” già dal primo ascolto si imprimono nella mente, diventando a tutti gli effetti nuovi classici della sconfinata discografia Motorheadiana. Il dominio di Lemmy dietro a microfono e basso, aggiunto all’usuale solidità espressa da Mikkey Dee e Phil Campbell, permettono al trio britannico di non mostrare nemmeno una venatura di ruggine sul loro “Iron Fist”. |
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