Più che una band un culto, tanto da generare orde di fan Toolebani [sic] e attirare persino scettici del metal, i Tool sono senza dubbio la band più rappresentativa dell’art-metal anni ‘90 e ‘00. L’aura di misticità che li circonda è dovuta sia ai testi criptici, alle orchestrazioni composte con matematica certosinità, ai messaggi nascosti contenuti nell’artwork e nei dischi stessi, ma anche alla riservatezza/scontrosità della band nei confronti dei media. L’esperienza live è unica e irripetibile, grazie alla commistione di immagini, musica ed effetti speciali; tutt’ora non esiste una testimonianza video ufficiale e i numerosi video “rubati” (il gruppo rifiuta l’uso di macchine video/fotografiche durante i propri concerti) permettono di percepire l’energia presente sotto al palco solo in minima parte.
Justin Chancellor ][ basso
Maynard James Keenan ][ voce
Adam Jones ][ chitarra
Danny Carey ][ batteria
Paul D'Amour ][ basso (1990-1995)
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Le seguenti mini-recensioni sono liberamente tratte, tradotte e adattate dal n° speciale di Maggio 2008 di Revolver.
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1992, Zoo Entertainment
Produttore: Sylvia Massy, Steve Hansgen, Tool
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| Primitivo per gli standard Tooliani, Opiate è ugualmente più espressivo di gran parte dell'alternative metal del periodo. Spinte dall'impeto giovanile e dal disprezzo, le canzoni affondano e martellano attraverso raffiche ripetitive; ma dietro la grezza ferocia si cela una tensione che aumenta attraverso ritmi ora pressanti, ora sciolti, intrecci chitarristici, vocals dolorose e incazzate. Nei suoi testi, Keenan canta la religione, il castigo, l'ostilità reazionaria, usando frasi crude e non affinate. Nonostante la sua semplicità, Opiate raccoglie arrangiamenti intelligenti che suggeriscono la strada progressive imboccata successivamente dalla band. |
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1993, Zoo Entertainment
Produttore: Sylvia Massy, Tool, Ron St. Germain [Mix]
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| Più complesso e sfaccettato di Opiate, Undertow marchia il primo gradino importante nell’evoluzione musicale dei Tool. E li ha trasformati in rockstar. La fragilità di canzoni come “Sober” e “Prison Sex” colpì i fan dell’alt-rock, e la pesantezza delle melodie attirò una nuova generazione di metal fan aperti a nuove sonorità. Non che i Tool mirassero a conquistare gli uni o gli altri. Come sempre, erano guidati solamente dal bisogno di sperimentare, limitati solo dalle proprie capacità tecniche del tempo. Attraverso tutto il disco, l’ampolloso basso di D’Amour crea un’atmosfera meditativa. Alcuni lo considerano l’album più potente in termini emotivi. |
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1996, Volcano
Produttore: David Bottrill
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| Ænima è oscuramente psichedelico. In aggiunta ai passaggi che si schiantano sull’ascoltatore con la forza di un frontale, sono presenti numerose parti atmosferiche che puntano verso l’etere, inconsapevoli della violenza che attende dietro l’angolo. Strutturalmente la musica è più slegata rispetto ad Undertow, raramente aderente alla formula strofa/ritornello e si basa su spaziose jam session e riff massicci. Il nuovo bassista Justin Chancellor porta con sè delle vibrazioni più ariose ed estemporanee; per la prima volta le canzoni sembrano influenzate più dai King Crimson che dai Black Sabbath. Gli strani interludi industrial rendono questo album da incubo ancora più surreale. |
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2001, Zoo Entertainment
Produttore: David Bottrill, Tool
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| Le tensioni interne, dovute alle frustranti battaglie legali con gli ex manager e label, non riuscirono a danneggiare il feeling del quartetto, anzi aiutarono a potenziare le canzoni. Evocativo, progressive e immaginifico, Lateralus è una tavolozza di colori ed emozioni in perpetuo movimento, infusa con chitarre vulcaniche, percussioni tribali esotiche, e un perenne senso di terrore che rende la musica pesante anche in assenza di strutture lapalissianamente metalliche. Le numerose interpretazioni attribuite a questo disco, basate su Cabala, geometrie sacre, terzo occhio e sulla serie numerica di Fibonacci, impegnano l’ascoltatore attento a meditare in profondità la musica e conseguentemente la propria anima. |
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2006, Volcano II / Tool Dissectional
Produttore: Tool, Joe Barresi [Mix]
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| Espandendosi sulla formula (o sulla mancanza di una) di Lateralus, 10,000 Days è ricco di metriche bizzarre, riff strutturati non convenzionalmente, fraseggi senza fine, ma una parte della tensione è rimpiazzata da un riflesso di tristezza. Il titolo dell’album si riferisce alla quantità di tempo per cui la madre di Keenan ha sofferto paralizzata a causa dei postumi di un infarto. Il cantante abbassa la guardia nelle due “Wings for Marie” e parla francamente del loro rapporto. Ma se l’album esibisce alcuni tra i momenti tooliani più contemplativi e personali, allo stesso tempo contiene tracce esplosive, mostrando una band funzionante al picco delle proprie capacità e senza paura di rischiare tutto per la propria arte. |
Che sia il caso di convertirmi…?
Complimenti per la struttura della pagina, immagini nitide e testo leggibile!
A presto, provo di informarmi al meglio sui TOOL per poter lasciare un commento decente.
Saluto,
Aa.
Grazie mille Aa. Spero di averti dato sufficienti coordinate per convertirti!
Later.
Indubbiamente corposi e accattivanti musicalmente. Ma vorrei sottolineare anche la ricercatezza delle componenti grafiche che accompagnano la loro opera (album art, web graphic ecc)…quelle sfumature che lasciano a bocca aperta..
Hai perfettamente ragione 4xel, non ho dato il giusto spazio alla meravigliosa arte grafica di Adam Jones e Alex Grey, ma dovrei scrivere un’antologia solo per questo aspetto dei Tool. Tanto per dirne una, 10,000 days ha vinto il Grammy per il miglior package (e il perchè si può capire solo tenendolo tra le mani). E poi ci sono i videoclip dei vari singoli, tutti da paura.
Per chi volesse approfondire l’arte di Alex Grey:
http://www.alexgrey.com/
Lavori talvolta criptici ma mi affascinano per le innumerevoli sfaccettature…veramente notevole!